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Batarò

Batarò, un Prodotto Tipico nella storia di Nibbiano in Val Tidone…

Il progetto DE.CO. “Bataròdi Nibbiano”  nasce da una genuina tradizione culturale della Val Tidone e di Nibbiano in particolare.
L’antica società rurale aveva il suo fulcro nella famiglia patriarcale i cui capi indiscussi erano l’rasdùr e la rasdùra.
Entrambi avevano compiti ben distinti; il primo si occupava dei lavori della campagna, della stalla e comunque di tutto ciò che concerneva il lavoro aziendale, aveva poteri decisionali non solo sulle vendite e sugli acquisti, ma anche su coloro che facevano parte della famiglia o che abitavano nella casa, la cà, il cui cuore era la grande cucina con il camino, il forno e la madia.
Alla seconda (la rasdùra), erano affidati i lavori domestici e l’educazione di fiò e dil fiòl.
I compiti della “ rasdùra” erano dunque, in primo luogo, l’allevamento e l’educazione dei figli e poi la direzione della casa, la predisposizione del bucato, i lavori dell’orto, la cura del pollaio, la preparazione dei pasti per i famigliari ed eventualmente per i salariati e avventizi che aiutavano nel periodo della mietitura e la preparazione dell’impasto per la formatura di pane  e pasta.
Fare il pane era un compito riservato alle donne di casa, le quali, normalmente una volta alla settimana preparavano l’impasto per la formatura delle pagnotte, che successivamente alla cottura erano conservate nelle madie o nelle ceste appese alle robuste travi del soffitto e avvolte in un panno bianco.
Il giorno  della preparazione del pane era un momento di gioia per i bambini, perché le donne, utilizzando una piccola parte di farina lievitante con un’aggiunta di farina di mais, preparavano un particolare impasto, che preventivamente battuto e tirato,  veniva posizionato all’interno del forno, in prossimità della fiamma accesa che, nel giro di pochi secondi produceva un netto rigonfiamento dell’impasto, e dava vita al Tipico “Batarò” (impreziosito con un pizzico di zucchero o eccezionalmente con olio, sale e uva passa,  era considerato il dolce dei bambini).

Il Tipico “Batarò (come tutti i prodotti tipici) nasce quindi dalla storica necessità alimentare della Valle, e soprattutto dall’amore delle madri verso i propri figli, nell’intento di regalare loro un piccolo momento di felicità in un periodo particolarmente difficile della nostra storia.
Nasce sicuramente nella campagna, nelle case dei contadini o comunque nelle case di tutto quel tessuto sociale (mugnai, maniscalchi, falegnami, ecc.) che con la campagna intrecciava e condivideva la vita della Valle.
Dalla testimonianza orale degli anziani, il Batarò nasce come “chisò”  (e successivamente “Batarò“; nome che nel dialetto locale ne indica la tecnica di preparazione), ed ogni borgata, frazione e/o cascina della valle potrebbero indicarne una ricetta a sé.
La base univoca comunque,  è per tutti ; acqua, sale, lievito madre, farina bianca di frumento tenero e farina di mais vitreo macinato a pietra.

Le variabili sono; olio, zucchero, uva passa.

Gli ingredienti di base e cioè la miscela farinosa di farina bianca/mais, non è certamente voluta come ricetta, ma dettata dalla necessità di utilizzare nell’impasto un alimento più povero della farina bianca e cioè la farina di mais (a quei tempi prodotta esclusivamente con mais vitreo da polenta detto “Nostrano” perché coltivato esclusivamente in Val Tidone, e/o mais di varietà “Marano” (quat’ultimo giunse comunque in Val Tidone solo nel dopoguerra) .

Gente Povera, quindi (quella della Val Tidone) ma sufficientemente ricca per potersi permettere unBatarò”.