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Storia pag. 4
Molinodel"Rio Lentino" |
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La
parte superiore ai locali produttivi inizialmente era certamente destinata
alla residenza del mugnaio e dei suoi famigliari, vi si poteva accedere
da un androne coperto, uno spazio che conteneva il forno per la cottura
del pane e che dava accesso anche ad un piccolo locale che conteneva
le scorte alimentari per la famiglia ma anche per gli animali da cortile
posti in un locale attiguo insieme al maiale, nel locale posto sull’altro
lato dell’androne d’ingresso vi era collocato l’ovile e vicino la stalla
per i muli. Niente era casuale ogni spazio, ogni animale aveva una funzione
vitale per quel piccolo mondo, tutto era finalizzato alla sopravvivenza
del gruppo, sopra alla porcilaia ed ad pollaio
il fienile che durante l’estate poteva trasformarsi in essiccatoio per
i cerali infatti aveva ampie aperture sul lato sud e ovest tali da permettere
al sole d’entrarvi praticamente per tutta la giornata considerando che
nelle prime ore della giornata i raggi solari non potevano raggiungere
il borgo. Interessante la finestrella trilitica posta sullo stallazzo
dei muli, elemento architettonico certamente molto antico che lascia
intendere un’origine medioevale di tale costruzione, nei pressi della
quale è ben leggibile un cambio netto dell’orditura del sasso nella
muratura dell’edificio adiacente, è in tal muro che si riscontra la
presenza delle pietre di un’altra finestrella del medesimo tipo ma utilizzate
per la realizzazione di un’altra apertura molto più ampia e successivamente
tamponata.
Il
molino del Lentino è un borgo situato appositamente sul torrente Tidone
per poter sfruttare l’energia dell’acqua, ma è posto anche su un punto
di guado pertanto la casa a torre è forse ancor più giustificata, anche
perché il guado rappresenta un punto di confine tra due territori, inoltre
attraverso il borgo passava la vecchia strada montanara che proprio
in tal punto si diramava: tenendo il fondovalle si giungeva dopo poche
miglia a Nibbiano, mentre se si prendeva l’altra diramazione, quella
lungo il Rio Lentino si poteva giungere a Stadera e proseguire poi per
la Valle della Versa. Se, invece, si attraversa il guado e si sale per
la ripida mulattiera si giunge a………. e poi a Monte Martino dove vi era
un fortilizio che fronteggiava quello posto sull’altra spoda del Tidone
nella borgata di Genepreto, la strada che saliva verso M. Martino proseguiva
poi verso Pecorara per giungere poi nella Valle della Trebbia in quelli
di Bobbio.
